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Maria Grazia CarnΓ
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Un alito fresco che interrompe lβestate, questo Γ¨ il ricordo di un uomo i cui passi silenziosi ancora solcano i ricordi. E intorno al significato profondo dell’intitolazione del Parco Pubblico a Don Dino Piraino nella localitΓ Foresta di Chiaravalle Centrale, ancora restituisce un sorriso a chiunque abbia anche solo fatto uno di quei passi assieme a lui.
Ci sono persone che non camminano mai davanti agli altri per rivendicare una guida, nΓ© scelgono di rimanere troppo indietro per nascondersi dalle responsabilitΓ del mondo. Camminano semplicemente accanto, con quel passo leggero di chi sa custodire i sogni, le ferite e le speranze di chiunque incontrino lungo la via.
Γ difficile racchiudere in una definizione accademica o in una celebrazione di facciata ciΓ² che Γ¨ accaduto nella localitΓ Foresta, dove la comunitΓ di Chiaravalle Centrale (e non solo) si Γ¨ raccolta per intitolare il proprio parco pubblico a Don Dino Piraino. PerchΓ© chi cβera tra quei viali, tra le parole pronunciate a voce bassa e la benedizione della targa, ha avvertito chiaramente che non ci si trovava di fronte al semplice disbrigo di un obbligo commemorativo, quanto piuttosto a un atto di restituzione spirituale e umana verso un uomo la cui esistenza continua a interrogarci nel profondo.
Nel corso della vita, ciascuno di noi si imbatte continuamente in pietre e ostacoli disseminati sul cammino. CβΓ¨ chi su quei sassi si arena, trasformandoli in motivi di lamento o in barriere insormontabili, e cβΓ¨ chi, con la presunzione di chi sa tutto, li scaglia contro il prossimo. Esiste perΓ² una categoria rarissima di esseri umani, anime d’altri tempi e di altra tempra, capaci di raccogliere ogni singola pietra grezza che la sorte o la fatica dei giorni pone davanti, per trasformarla pazientemente nelle fondamenta di qualcosa che resta: Don Dino apparteneva per intero a questa stirpe silenziosa di costruttori di senso.
Negli anni del suo ministero non ha mai cercato la scorciatoia rassicurante delle apparenze, nΓ© ha inseguito il consenso effimero delle folle. Ha scelto invece la via piΓΉ scomoda e autentica dell’aderenza totale alla realtΓ , restando costantemente vicino agli ultimi, a chi non fa rumore, a chi ha smesso di pretendere ascolto. La sua non Γ¨ mai stata una bontΓ ingenua o zuccherosa; al contrario, la consuetudine con la sofferenza e la comprensione profonda delle fragilitΓ umane non lo avevano reso cinico o distaccato, ma infinitamente piΓΉ vigile, capace di cogliere la veritΓ di uno sguardo prima ancora che si trasformasse in parola.
Osservando la giornata che ha unito la comunitΓ , dai saluti istituzionali del Sindaco Donato Domenico Savio e del Vicesindaco Rosaria Giuseppina Rizzo, agli interventi intensi del Parroco Don Flavio Placida e di Maria Marino dell’APS Don Dino Piraino, ci si rende conto di come la filosofia della vita trovi i suoi luoghi d’elezione non nei trattati polverosi, ma nella trama minuta delle relazioni vissute.
Particolarmente illuminante, in questo senso, Γ¨ stata la presentazione del volume “Don Dino Piraino: I suoi Pensieri, la sua Arte”, curata da Don Francesco De Simone insieme a Don Ivan Rauti e Mons. Salvino Cognetti. In quelle pagine si staglia il ritratto di un uomo che sapeva sognare, inventare, disegnare e soprattutto stupirsi di fronte al mistero dell’esistenza.
Era un sacerdote che sapeva tradurre il Vangelo nella grammatica universale dell’incontro quotidiano, dove ogni persona non era mai un numero o una pratica da sbrigare, ma un universo irripetibile da accogliere.
“Non servono grandi proclami per cambiare il mondo. Basta saper camminare a fianco agli altri, raccogliere le pietre del cammino per costruire ponti e continuare a donare il proprio sorriso con la gioia sincera di chi ha scelto di amare, sempre e comunque.”
Le testimonianze familiari, portate dal fratello Nicola Piraino, e la solenne Celebrazione Eucaristica officiata dallβArcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago hanno poi suggellato un momento che trascende la cronaca locale per farsi universale.
Se oggi quel parco porta il suo nome, il motivo risiede in una legge non scritta ma inflessibile della morale umana: il bene compiuto con purezza d’intenti non scompare mai nel nulla, ma continua a circolare silenziosamente nel sangue e nei ricordi di una comunitΓ .
Un parco pubblico Γ¨ per sua intima natura uno spazio aperto, una geografia della sosta e del movimento dove i bambini corrono senza meta, gli anziani cercano un po’ di fresco all’ombra degli alberi e i viandanti si incrociano senza conoscersi. Non poteva esserci metafora piΓΉ felice per ricordare un sacerdote che Γ¨ stato, prima di ogni altra cosa, uno spazio in cui trovare rifugio, un vero e proprio “Spazio per il NOI”.
Ed Γ¨ qui che la figura di Don Dino trapassa la memoria locale per diventare un vero e proprio saggio vivente sulla filosofia del legame. Viviamo in un tempo accelerato, ossessionato dall’efficienza e dalla prestazione, in cui l’altro viene spesso percepito come un ostacolo o una distrazione. La lezione che ci viene consegnata da quei viali alberati nella localitΓ Foresta ci ricorda invece che la dignitΓ di un’esistenza non si misura su ciΓ² che si accumula, ma su ciΓ² che si riesce a condividere. A chi ha camminato oggi in quel parco, e a chiunque vi passeggerΓ domani senza conoscere forse la storia esatta di quel nome, rimane un’ereditΓ limpida e rigorosa: la vita non chiede di essere capita attraverso sistemi complessi, ma di essere abitata con coraggio, difendendo la bellezza della tenerezza e la forza inerme della gentilezza, capaci di resistere anche quando tutto attorno sembra sbiadire.
Ci incontreremo tuttiβ¦ proprio tutti! Per passeggiare dentro lβombra fresca degli alberi e sopra lβerba umida di questo Parco che da oggi, proprio per tutti, ricorderΓ il nostro Don Dino.












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