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Ci sono strade che non si percorrono con le mappe, ma con le storie. Strade fatte di corridoi d’ospedale, di sale d’attesa silenziose, di sguardi smarriti e di decisioni che cambiano la traiettoria di un’intera vita. Chi si trova ad attraversare la fragilitΓ : che abbia il volto di un genitore anziano, di un adolescente in cerca di identitΓ , di una donna che affronta una tempesta solitaria o di una famiglia smarrita, non cerca quasi mai una risposta tecnica. Cerca una luce. Non un faro accecante che abbaglia, ma quella lanterna antica e tenace che si posa all’inizio di un sentiero e dice, senza bisogno di troppe parole: la direzione Γ¨ questa, e non sarai solo mentre la percorri.
È in questo spazio sottile, sospeso tra il dolore invisibile e la speranza possibile, che l’architettura della sanitΓ  pubblica cessa di essere una macchina amministrativa e diventa un atto profondamente umano. Ed Γ¨ qui che la presenza di una guida fa la differenza tra il vagare nel buio e il ritrovare una rotta.
L’assegnazione alla Dott.ssa Rosilita Veccia dell’incarico di Coordinatore dei Consultori Familiari e delle UnitΓ  di Valutazione Multidimensionale dell’ASP di Reggio Calabria non Γ¨ semplicemente una casella organigrammatica che si riempie o un traguardo formale che si celebra. È, prima di tutto, una garanzia per il territorio. In un’epoca in cui la cura rischia troppo spesso di essere ridotta a una sequenza di prestazioni, a una fredda burocrazia del bisogno, mettere a capo di una rete cosΓ¬ delicata una persona con oltre trent’anni di trincea sanitaria significa fare una scelta di campo precisa: rimettere l’anima al centro della struttura.
I Consultori e le UVM sono i luoghi in cui la sanitΓ  incontra la vita reale, nella sua forma piΓΉ complessa e disarmata. La valutazione “multidimensionale” non Γ¨ un termine per addetti ai lavori; Γ¨ la capacitΓ  rara di guardare una persona e non vedere soltanto la sua patologia o la sua difficoltΓ  economica, ma il mosaico intero della sua esistenza, della sua storia, i suoi affetti, le sue paure e le sue risorse residue. Gestire questi nodi significa coordinare professioni diverse, orchestrare competenze, ma soprattutto custodire un’infrastruttura emotiva. Quando la vita perde l’equilibrio, ciΓ² di cui si ha davvero bisogno Γ¨ un punto d’approdo sicuro dove la dignitΓ  non sia mai messa in discussione.
In questo scenario, la visione che una figura femminile di grande esperienza sa imprimere al servizio diventa un fattore trasformativo. Non si tratta di una questione di genere in senso astratto, ma di quella specifica attitudine che trent’anni di ascolto affinano fino a farla diventare talento nel coniugare la fermezza dell’organizzazione con la dolcezza dell’accoglienza. Una leadership capace di fare spazio, di ricucire strappi, di cogliere l’universo che si nasconde dietro un silenzio o una richiesta d’aiuto formulata male.
Il futuro dei servizi socio-sanitari non si giocherΓ  solo sulla digitalizzazione o sulle risorse economiche, ma sulla qualitΓ  della presenza umana nei luoghi di frontiera. Un ruolo come questo, vissuto non come un’altezza da cui guardare in basso ma come una postura con cui mettersi al servizio, dimostra che il vero privilegio delle responsabilitΓ  pubbliche sta tutto nell’opportunitΓ  quotidiana di spostare l’asse della vita di qualcuno dalla disperazione alla possibilitΓ . Se la fragilitΓ  Γ¨ una nebbia che spesso rischia di inghiottire le persone, la presenza di chi sa indicare la rotta con competenza, rigore e profonda empatia trasforma il territorio in una comunitΓ : un luogo dove nessuno Γ¨ costretto a camminare al buio, perchΓ© c’è sempre una lanterna ad illuminare il prossimo passo.

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