Cronaca
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Maria Grazia CarnΓ
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Riace, la scorciatoia ideologica e l’eutanasia della politica territoriale
CβΓ¨ un momento preciso, nella parabola di ogni vicenda politica che ha smarrito la misura della realtΓ , in cui lβinvolucro retorico smette di contenere un progetto e si trasforma in una maschera teatrale agitata con frenesia per coprire la desolazione del reale. CiΓ² a cui si Γ¨ assistito nella seduta di Riace, durante l’ultimo consiglio comunale del 24 Agosto, non appartiene alla nobile categoria dellβaudacia diplomatica, nΓ© tantomeno alla grande tradizione dellβumanesimo mediterraneo, ma alla contabilitΓ disperata dβuna maggioranza al lumicino, costretta a ricorrere ai cavilli dβimperio della giunta per blindare a forza un gemellaggio ideologico con il campo profughi palestinese di Dheisheh dopo aver smarrito la rappresentativitΓ e i numeri nellβassise civica. Γ la scorciatoia dβun potere arroccato che, incapace di governare lβordinario β la manutenzione essenziale, i servizi primari, la vita quotidiana dei cittadini che costituisce lβossatura primaria di qualsiasi patto di cittadinanza β, sceglie di rifugiarsi nella geopolitica d’accademia e nel simbolismo a costo zero.
La scorciatoia di palazzo, benedetta dal consueto presenzialismo di maniera di leader ed esponenti dellβestablishment politico-mediatico come Giuseppe Conte e Luigi De Magistris, tradisce un vizio teoretico profondo. Si pretende di trasformare una comunitΓ locale stremata in una finta trincea globale, piegando lβistituzione a vetrina e passerella ad uso e consumo d’un marchio personale. Γ la tentazione del cosmopolitismo da delibera: lβillusione, ampiamente sviscerata dalla filosofia politica tradizionale e dalla grande riflessione tomista e agostiniana, che si possa proclamare un amore generico e universale verso lβumanitΓ lontana dopo aver disatteso e tradito lβobbligo di cura verso la propria prossimitΓ . Quello che la dottrina classica codificava come ordo amorisΒΉ, una precisa gerarchia di responsabilitΓ morali ed etico-civiche che parte dalla famiglia, attraversa la comunitΓ di appartenenza e la nazione prima di farsi universalismo, viene oggi ribaltato. In questa architettura ideologica al contrario, il bisognoso reale e tangibile del proprio territorio sfuma nell’ombra per cedere il passo alla figura astratta del martire geopolitico, comodo pretesto per arringare le tifoserie aperte sui social network.
Quando la solidarietΓ perde la misura del territorio per farsi artificio propagandistico, si scivola inevitabilmente nella deriva metodologica denunziata dal filosofo Gregory Baum e stigmatizzata dalle letture di Joseph Ratzinger: lβermeneutica della rottura, che pretende di piegare codici, leggi e millenni di tradizione al capriccio e all’opportunismo del momento. Persino la dottrina sociale piΓΉ rigorosa, come ricordato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, subordina il diritto di accogliere al bene comune, alla sostenibilitΓ reale e al rispetto della legalitΓ e dellβordine sociale della nazione ospitante. Disattendere questo principio di prudenza e ragion di Stato in nome dell’esibizionismo etico significa sostituire il dovere dellβamministrazione con il feticcio dellβideologia. E se si sgrassa la realtΓ fino a mostrarne il midollo, secondo la lezione di luciditΓ d’inchiesta che smaschera le sovrastrutture di comodo, emerge l’anatomia di un sistema di accoglienza e di gestione malato: unβindustria del simbolo e della narrazione permanente che serve a mantenere in vita posizionamenti politici e carriere individuali, mentre i territori reali affondano nell’abbandono e nella mancanza di prospettive.
Dal punto di vista filologico, un gemellaggio tra istituzioni nasce e mantiene validitΓ quando rappresenta un ponte organico tra comunitΓ omogenee capaci di uno scambio concreto di competenze, cultura, economia e reciprocitΓ . Ridurlo a una prova di forza ideologica approvata al chiuso delle stanze di giunta per scavalcare il confronto democratico ne perverte il senso originario e ne impone l’annullamento concettuale. Le motivazioni profonde di simili gesti non risiedono in una meditata ed efficacemente strutturata iniziativa di pace, ma nella ricerca del dividendo d’immagine per una classe politica e intellettuale in affanno. Chi trae davvero beneficio da queste operazioni astratte se non lβoligarchia di pensatori e politicanti che consuma il territorio per le proprie passerelle? Giorgio Bocca insegnava che la politica priva di aderenza alla terra e di responsabilitΓ amministrativa degrada rapidamente in demagogia; e l’affondamento d’un sistema non avviene quasi mai per urto esterno, ma sotto la pressione intollerabile delle sue stesse contraddizioni. Quando il simbolo si sostituisce al reale, sulle macerie non restano che le comunitΓ tradite da chi aveva promesso di rappresentarle.
*ΒΉ Espressione latina che significa “ordine dell’amore” Γ¨ un concetto filosofico e teologico che indica la giusta gerarchia e il corretto orientamento degli affetti e dei valori umani. Sant’Agostino ha introdotto e reso celebre il concetto, spiegando che il bene della vita morale consiste nell’amare Dio al di sopra di ogni cosa e le creature secondo la loro dignitΓ ontologica. San Tommaso d’Aquino ne ha ripreso la nozione nella Summa Theologica, strutturando l’ordine delle preferenze e dei doveri (prima Dio, poi se stessi e il prossimo piΓΉ vicino, come la famiglia). Mentre il filosofo Tedesco Max Scheler, nel Novecento, ha reinterpretato il concetto come il nucleo emozionale e dinamico della persona, l’intuizione profonda che permette di cogliere la gerarchia oggettiva dei valori.



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