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“Il fulmine potrΓ annerire la pietra e bruciare l’incenso, ma non esiste tempesta capace di consumare la preghiera che resta tra quelle mura.”
Ci sono notti in cui il cielo non si limita a far pioggia, ma sembra voler urlare una rabbia antica, una furia cieca che non risparmia nΓ© il lavoro dellβuomo nΓ© il conforto dello spirito.
Mentre il ciclone Jolinda stringe la Calabria in una morsa di vento e terrore, il cuore della provincia di Catanzaro si ritrova a contare i danni di un assalto della natura che sa di tragica fatalitΓ .
Il momento più drammatico si è consumato nel silenzio sacro del Santuario della Madonna delle Grazie a Torre di Ruggiero. Lì, dove poco prima i fedeli si erano riuniti in preghiera, cercando riparo dalle raffiche incessanti, il destino ha scagliato la sua lancia di fuoco. Un fulmine, come un dito di luce spietato, ha squarciato le tenebre colpendo una cappella laterale del complesso religioso.
Pochi istanti prima, quel luogo era un porto sicuro, un grembo di speranza e mormorii di devozione. Pochi istanti dopo, si Γ¨ trasformato in un inferno di fumo e detriti. Le immagini che giungono dal sito sono ferite aperte: lβingresso annerito dal fumo Γ¨ una bocca che grida silenziosa, gli arredi lignei che per decenni hanno accolto le lacrime e le gioie dei pellegrini ridotti a scheletri carbonizzati.
Solo il coraggio dei Vigili del Fuoco, intervenuti con una tempestivitΓ che sa di miracolo civile, ha impedito che lβincendio divorasse lβintero Santuario. Ma se le mura portanti reggono, lβanima della comunitΓ Γ¨ scossa: vedere il fumo invadere la navata centrale Γ¨ stato come vedere lβoscuritΓ tentare di spegnere la luce della fede.
Ma la ferita di Torre di Ruggiero non Γ¨ isolata. Γ il simbolo di una terra che, in queste ore, sta lottando contro unβapocalisse dβacqua (oltre 130 mm caduti in una sola notte). Il maltempo non ha colpito solo lo spirito, ma anche il braccio produttivo della regione. A Copanello, lo storico stabilimento del CaffΓ¨ Guglielmo, fiore all’occhiello del territorio e simbolo del riscatto calabrese, ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte alla violenza degli elementi, sospendendo la produzione a causa dei gravi danni subiti.
Dalle navate della chiesa alle linee di produzione della fabbrica, il filo conduttore Γ¨ lo stesso: un senso di impotenza di fronte a una natura che si Γ¨ fatta matrigna.
Il sindaco di Torre di Ruggiero, Vito Roti, Γ¨ sul campo, tra le macerie e l’odore acre del bruciato, a testimoniare una presenza istituzionale che cerca di farsi argine allo sconforto. La zona Γ¨ interdetta, le transenne segnano il confine tra ciΓ² che era e ciΓ² che dovrΓ essere ricostruito.
Quella cappella oggi Γ¨ nuda, spogliata dal fuoco e dal temporale. Ma le comunitΓ calabre, temprate dal granito delle loro montagne, sanno che dopo ogni tempesta il sole torna a scaldare le pietre. Resta perΓ² il monito di una notte in cui la preghiera ha dovuto cedere il passo alle sirene, e in cui il fuoco del cielo ha cercato, invano, di bruciare la speranza di un intero popolo.
“Il fulmine potrΓ annerire la pietra e bruciare l’incenso, ma non esiste tempesta capace di consumare la preghiera che resta tra quelle mura.”











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