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Guardavo un uomo seduto al tavolino di un bar, una tazzina sporca gli dava diritto di possesso di quella sedia per almeno cinque minuti. Era l’immagine stessa della nostra occupazione abusiva del tempo: un piccolo pedaggio di caffeina per illudersi di appartenere a un luogo. Davanti a lui, ad ali aperte, un giornale di carta spiegazzata riportava: Nel 2024 sono morti 4,9 milioni di bambini sotto i 5 anni.
Leggeva senza cercare colpevoli e non avrebbe saputo scrivere un manifesto di sdegno. Guardava quei numeri con la stessa raggelante luciditΓ con cui avrebbe guardato il sole accendere un altro giorno. Il sole, del resto, non chiede scusa per la luce che proietta sui cadaveri.
Alcune menti sono geometrie assurde che esprimono numeri senza nomi.
Quattro milioni e novecentomila. La cifra ha la rotonditΓ perfetta e oscena di un cerchio tracciato nella polvere. Per lo spirito umano, un numero simile non Γ¨ un dolore; Γ¨ unβastrazione, un rumore bianco che riempie il silenzio tra un caffΓ¨ e lβaltro. Se piangessimo per ognuno di questi bambini, le nostre ghiandole lacrimali si seccherebbero in un mattino. Un Assurdo che non risiede nel numero. Risiede nel termine “prevenibile”.
La prevenzione Γ¨ la bestemmia della logica: suggerisce che la salvezza fosse a portata di mano, ma che la mano sia rimasta immobile per un calcolo di convenienza. Leggiamo che milioni di decessi potrebbero essere evitati con “interventi a basso costo”. Qui la tragedia smette di essere greca e diventa contabile. Il destino non ha piΓΉ il volto delle Moire, ma quello di un bilancio che non quadra, di un rallentamento del “ritmo di riduzione”. Siamo passati dal timore degli dΓ¨i alla manutenzione dei flussi. La morte di un bambino a Gaza o nell’Africa subsahariana non Γ¨ un sacrificio; Γ¨ un intoppo burocratico nella meccanica della sopravvivenza globale. Γ un ingranaggio che stride perchΓ© manca l’olio della moneta, non perchΓ© manchi l’anima.
CβΓ¨ una crudeltΓ purissima in questa precisione statistica. Ci dicono che la malaria uccide il 17%, che il parto ne uccide il 21%. Dividiamo l’orrore in percentuali per poterlo masticare senza soffocare. Ma la veritΓ nuda Γ¨ che l’universo osserva questa falcidia con la stessa immobile serenitΓ con cui guarda una colonia di formiche calpestata da un passante distratto. Il mondo non ha orecchie per il grido che non rientra nel grafico. Il rapporto parla di “paesi fragili”. Ma agli occhi della morte, non c’Γ¨ fragilitΓ che tenga: siamo tutti ugualmente trasparenti. La fragilitΓ Γ¨ solo il nome che diamo alla nostra incapacitΓ di accettare che il caso sia l’unico sovrano. La differenza tra un bambino che muore di malattia a cinque anni e un adolescente che si toglie la vita a quindici Γ¨ solo una variazione sul tema del nulla.
In entrambi i casi, la promessa di senso viene infranta prima ancora di essere formulata. Uno muore perchΓ© il mondo gli nega l’acqua, l’altra perchΓ© il mondo gli nega lo scopo; sono due modi identici di scoprire che la sedia al bar era, fin dall’inizio, vuota. In questo teatro di polvere, l’unica veritΓ che resta incisa Γ¨ che la vita Γ¨ un incendio che divampa nel vuoto: non illumina nulla, ma brucia chiunque tenti di dargli un nome.
Il dolore, davanti a 4,9 milioni di corpi, subisce un processo di evaporazione. Diventa così vasto da non avere più un luogo dove posarsi. Non è più un sentimento, è una condizione atmosferica. Si smette di soffrire perché si capisce che la sofferenza è una moneta che non compra nulla. Non compra il ritorno di un neonato, non compra la logica di una politica sanitaria, non compra la pietà del cielo. à un debito che paghiamo a un creditore che non esiste.
Restano i fatti: il sole continua a sorgere, i bilanci continuano a essere tagliati, e 4,9 milioni di volte l’anno la luce si spegne senza che il mondo tremi. L’unica risposta onesta a questa contabilitΓ del vuoto non Γ¨ la preghiera, nΓ© il pianto, ma una sobria accettazione dell’insensato. Accettare l’Assurdo Γ¨ l’unico modo per non farsi annientare da esso: Γ¨ guardare il mostro negli occhi finchΓ© non Γ¨ lui ad abbassarli. L’uomo al bar ha pagato il suo caffΓ¨, lasciando il giornale sul tavolino e andandosene senza voltarsi. La sedia rimase, occupata ora solo dal peso invisibile di quattro milioni e novecentomila fantasmi che non bevevano caffΓ¨ e non leggevano giornali. Il silenzio di questi milioni di tombe Γ¨ l’unica musica che l’universo sappia suonare con costanza. E in questo silenzio, anche il dolore piΓΉ atroce finisce per sembrare un rumore di fondo, fastidioso e, in ultima analisi, profondamente inutile. Siamo naufraghi che contano le onde mentre la barca affonda: l’aritmetica Γ¨ l’ultimo rifugio di chi non ha piΓΉ terra sotto i piedi.


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