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Maria Grazia CarnΓ
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“IA: strumento perfetto per menti pigre e anime stitiche”
Hachette costretta al ritiro dellβattesissimo libro βShy girlβ perchΓ© scoperto essere opera dβIntelligenza Artificiale. Un esempio di come quella scrittura AI, frutto di tutto ciΓ² che Γ¨ giΓ stato detto, perde contro tutto ciΓ² che ancora non ha un nome.
Mettiamoci comodi e guardiamoci in faccia, perchΓ© la faccenda Mia Ballard non Γ¨ solo il capriccio di una scrittrice pigra, Γ¨ il sintomo di un’atrofia che sta mangiando la dignitΓ del pensiero rendendo il cervello flaccido. Ballard Γ¨ stata beccata con le mani nel sacco ad usare lβIntelligenza Artificiale senza dirlo a nessuno. Una truffa intellettuale che ha lo stesso peso specifico del plagio, ma con lβaggravante della codardia. Una condotta che, per un giornalista iscritto all’Ordine, spalanca le porte dell’Articolo 48 della Legge 69/1963: la violazione del dovere di lealtΓ e buona fede che trasforma il professionista in un volgare mistificatore.
Parliamoci chiaro su cosa sia l’IA. Essa non Γ¨ “il futuro”, Γ¨ la standardizzazione fatta codice che nella migliore delle ipotesi plausibili diventa una media statistica del pensiero giΓ masticato. Dobbiamo perΓ² distinguere tra lo strumento e il sostituto: un conto Γ¨ delegare all’efficienza di un algoritmo la sintesi di un verbale, un altro Γ¨ permettere che un calcolo di probabilitΓ sostituisca il proprio sguardo unico sul mondo. Oggi, chi omette di dichiarare l’uso di questi sistemi calpesta l’Articolo 52 dell’AI Act europeo, che impone obblighi di trasparenza draconiani: il lettore deve sapere se ciΓ² che ha davanti Γ¨ carne o silicio. Chi bara non sta solo peccando di pigrizia, sta violando un regolamento comunitario che prevede sanzioni amministrative fino a 35 milioni di euro per le testate che si rendono complici di questo inganno.
LβIA Γ¨ lo strumento perfetto per chi ha la mente impigrita e l’anima stitica. Credersi scrittori o giornalisti prendendo miliardi di parole giΓ scritte da altri, frullandole e restituendone una pappa tiepida che sa di tutto e di niente. Il suo scopo non dichiarato? Renderci βacreativiβ. Toglierci la fatica del foglio bianco, quella sofferenza necessaria che trasforma un pensiero in arte. Renderci aggressivi come le risposte facili che propone, soluzioni pronte all’uso senza analisi o studio, e soprattutto convincerci di una bugia colossale: quella di sapere fare le cose senza saperle fare davvero.
Molti stanno diventando dei mimi che si credono oratori solo perchΓ© muovono le labbra, ma lo fanno su un audio registrato da altri. E qui arriviamo alla categoria piΓΉ infame: i giornalisti e gli scrittori di cartapesta. Quelli che si vendono come intellettuali e poi si fanno scrivere gli articoli da un algoritmo, omettendo di dichiararlo. Veri e propri truffatori. Per questi “professionisti” della menzogna, il Testo Unico dei Doveri del Giornalista non concede sconti: la mancata verifica delle fonti (perchΓ© l’AI allucina, inventa, mente) e l’assenza di controllo umano portano dritti all’Articolo 131 della legge professionale. Non parliamo di un buffetto sulla guancia, ma della sospensione o, nei casi piΓΉ gravi di dolo e manipolazione dell’opinione pubblica, della Radiazione dall’Albo (Art. 55). La cancellazione definitiva. La morte civile della firma.
Scrivere usando l’IA senza dirlo Γ¨ una mistificazione verso chi legge. Γ il mestiere dellβimbonitore che vende aria fritta spacciandola per farina del proprio sacco. Parassiti della fiducia del pubblico. Siamo di fronte a un pericoloso paradosso della fiducia: se non sappiamo piΓΉ chi scrive, smetteremo di leggere. Il rischio Γ¨ un cinismo collettivo che finirΓ per colpire anche chi scrive con il proprio sudore. E non pensi il Direttore Responsabile di potersi lavare le mani in questo lavacro di bit. Secondo l’Articolo 57 del Codice Penale, il Direttore risponde per “omesso controllo” su tutto ciΓ² che viene pubblicato. Se un algoritmo diffama o inganna, il Direttore ne risponde penalmente e civilmente insieme al giornalista-robot, perchΓ© la responsabilitΓ penale Γ¨ personale, ma la vigilanza sulla veritΓ Γ¨ il pilastro del suo ruolo. La testata stessa, come entitΓ giuridica, rischia il tracollo sotto il peso delle sanzioni dell’AI Act e la revoca dei contributi pubblici per violazione dei principi deontologici fondamentali.
Ma si godano pure questo momento di gloria rubata, perchΓ© i nodi stanno arrivando al pettine. Presto, sistemi di riconoscimento spietati, veri e proprio poliziotti digitali molto piΓΉ intelligenti di loro, li sbugiarderanno uno per uno. Finiranno esposti nella pubblica piazza digitale come i mistificatori cialtroni che sono. La reputazione di questi ingannatori non varrΓ nemmeno il costo della corrente elettrica che abbiamo usato per leggerli.
La parte divertente? Quando questi sistemi diventeranno lo standard (e succederΓ molto presto), i motori di ricerca e i social oscureranno automaticamente chiunque usi l’IA senza dichiararlo. Il giornalista cialtrone non solo perderΓ la faccia, ma perderΓ la piattaforma. SarΓ de-indicizzato, rimosso, cancellato. La sua “carriera” costruita sul nulla tornerΓ nel nulla. I nodi al pettine non saranno solo tecnologici, ma economici e sociali. In un mercato inondato da contenuti infiniti e istantanei, assisteremo alla rivincita della “ScarsitΓ come Valore”: l’errore umano, lo stile sporco e l’opinione impopolare diventeranno i nuovi beni di lusso. L’IA prevede il prossimo frammento di testo, l’uomo rompe lo schema.
Ma come fa un individuo a dormire la notte sapendo che il suo “capolavoro” Γ¨ farina di un server chissΓ dove? La scienza del pensiero definisce questo meccanismo perverso tramite step precisi e sovrapponibili: In primis l’Effetto della ProprietΓ Illusoria, ovvero la dove Basta che un individuo cambi una virgola, scelga un aggettivo su dieci o dia un input di tre parole, ed ecco che scatta il cortocircuito mentale. Quel misero 1% di sforzo basta a far credere, nel delirio di onnipotenza, di aver creato l’altro 99%.
Per conseguenza diretta saremo in presenza di un Ego ipertrofico, come risultato di un mondo che premia la velocitΓ sulla qualitΓ , dove il mediocre preferisce mentire a se stesso piuttosto che ammettere di non aver nulla da dire. Γ la democrazia dell’incompetenza: “Se posso farlo sembrare mio, allora Γ¨ mio”β¦ in un βeffetto Ikeaβ applicato allβintelletto: dando un valore sproporzionato a qualcosa solo perchΓ© abbiamo contribuito in minima parte a montarlo.
Questa Γ¨ la realtΓ : stiamo assistendo alla fine dell’autorialitΓ per mano di gente che non ha il coraggio di ammettere il proprio vuoto. Ma la legge, oggi, non Γ¨ piΓΉ cieca: tra il Regolamento UE 2024/1689 e il rigore disciplinare dell’Ordine, il recinto si sta chiudendo. Ricordatelo bene: la veritΓ Γ¨ un debito che prima o poi va pagato, e per ogni truffatore il conto arriva sempre. PerchΓ© alla fine, tra miliardi di parole generate dal silicio, il silenzio di chi non ha nulla da dire sarΓ l’unica cosa onesta che rimarrΓ . E forse, l’unica che non sapranno simulare.


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