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Non Γ¨ un semplice invito, ma una convocazione per chiunque senta il peso della propria ingombrante, eppure fragilissima, identitΓ . L’11 aprile alle ore 19:00, le mura di Via Gatteri 14 a Trieste smetteranno di essere perimetro urbano per farsi soglia metafisica. Sotto l’egida di OlΓ‘ Lisboa, Diego De Nadai si appresta a compiere un’operazione che trascende la lettura scenica: l’evocazione di Fernando Pessoa, l’uomo che non fu mai uno solo, ma un’intera folla racchiusa in un baule di manoscritti. Partecipare a questo evento significa immergersi in una “propaganda dell’anima”, un richiamo necessario verso quella letteratura che ha saputo profetizzare, con un secolo d’anticipo, lo smarrimento della societΓ  contemporanea.

Pessoa non Γ¨ stato solo un poeta, Γ¨ stato il primo sociologo del “sΓ© liquido”. In un’epoca come la nostra, dominata dalla frammentazione digitale e dalla moltiplicazione dei profili, l’invenzione degli eteronimi come alter ego dotati di biografia, oroscopo e stile letterario proprio, smette di essere un vezzo artistico per diventare lo specchio fedele della nostra realtΓ .

Oggi siamo tutti, in qualche misura, eteronimi di noi stessi: attori di una recita sociale che ci impone di essere contemporaneamente funzionari e sognatori, icone pubbliche e abissi privati. La logica di Pessoa, che vedeva l’individuo non come un blocco di granito ma come un’intersezione di ombre, si incastra perfettamente nella visione odierna di una societΓ  che ha rinunciato all’unitΓ  per abbracciare una complessitΓ  spesso inafferrabile. Egli aveva compreso che la veritΓ  non risiede nel volto, ma nella maschera, e che l’inquietudine non Γ¨ un errore del sistema, ma l’essenza stessa dell’essere moderni.

In questo labirinto di specchi, l’interpretazione del Maestro Diego De Nadai promette di essere la bussola definitiva. De Nadai non si limita a “dire” Pessoa, ma lo abita con una precisione che rasenta la possessione poetica. La sua capacitΓ  di dar voce al contabile Bernardo Soares o al fiammeggiante Alvaro de Campos non Γ¨ solo tecnica attoriale, Γ¨ chirurgia dell’invisibile.

Il Maestro Diego De Nadai si muove tra le parole di Pessoa come un esperto rilegatore di anime, capace di ricucire i lembi strappati della nostra coscienza con il filo d’oro di una recitazione che non concede sconti alla banalitΓ . Attraverso la sua voce, i personaggi frammentati dello scrittore portoghese tornano a camminare tra noi, ricordandoci che la nostra debolezza Γ¨, in realtΓ , la nostra piΓΉ grande ricchezza poetica. Trieste, cittΓ  di frontiera e di intelletti inquieti, non poteva che essere il teatro ideale per questo appuntamento: un’occasione irripetibile per specchiarsi in quel vuoto che, grazie all’arte, si fa finalmente pienezza.

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