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Il caso dell’albergatore di Poggibonsi, che ha preteso da una turista israeliana una formale abiura delle politiche di Benjamin Netanyahu come lasciapassare per un soggiorno in Toscana, non Γ¨ una semplice cronaca di provincia, ma il sintomo visibile di una patologia culturale profonda. In questo episodio si specchia la drammatica transizione dall’opinione legittima al fanatismo inquisitorio, dove il disaccordo politico smette di essere terreno di confronto e diventa la scusa per l’esclusione dell’altro. Quando il giudizio morale viene applicato a priori sulla base della sola cittadinanza, l’umanitΓ recede verso un tribalismo ideologico in cui l’individuo scompare, schiacciato dalla colpa collettiva. Questo meccanismo di intolleranza assoluta, che scatta come una rabbia cieca ogniqualvolta la propria visione del mondo non trova specchiatura e sottomissione nell’interlocutore, rappresenta l’esatto nucleo generativo di ogni deriva autoritaria. I grandi esploratori dei totalitarismi del Novecento ci hanno insegnato che i regimi non nascono dal nulla, ma germogliano proprio in questa incapacitΓ psicologica di tollerare l’alteritΓ . Come faceva notare lo storico e sociologo polacco Zygmunt Bauman nelle sue riflessioni sulla modernitΓ e l’ambivalenza, il primo passo verso la deumanizzazione consiste nel trasformare il “diverso” in una categoria astratta, un rifiuto del sistema che disturba l’ordine perfetto e geometrico che l’ideologo vorrebbe imporre alla realtΓ . Quando l’albergatore costringe la turista a definirsi rispetto al proprio canone, egli sta giΓ compiendo quella che il sociologo francese Gabriel Tarde definiva “criminalitΓ impulsiva di massa”, una forma di contagio emotivo in cui la folla, o l’individuo isolato ma iperconnesso nella sua bolla, perde la capacitΓ di discernimento e si scaglia contro il capro espiatorio.
Questo cortocircuito contemporaneo, dβaltronde, non fa che riattivare le piΓΉ antiche e lucide paure del pensiero politico occidentale, confermando come la deriva liberticida camuffata da virtΓΉ sia un vizio di forma intrinseco alla natura umana. GiΓ nel quarto secolo avanti Cristo, Platone, traducendo il tragico disincanto di Socrate per la condanna del giusto, ammoniva nel Libro VIII della Repubblica che lβeccesso di una democrazia intesa come totale assenza di limiti e gerarchie morali costituisce lβesatto preludio della tirannia. Per il filosoflo ateniese, quando la libertΓ degenera in licenza e in pretesa di piegare la realtΓ al proprio capriccio ideologico, i cittadini sviluppano una forma di intolleranza viscerale verso chiunque non si allinei al sentire comune, tacciando di eresia il dissenso e creando i presupposti per la schiavitΓΉ piΓΉ feroce. Non furono le mistiche astrazioni metafisiche di un Plotino nΓ© le successive biografie morali di un Plutarco a cogliere questa dinamica, ma la cruda analisi platonica di una democrazia tossica che, smarrita la bussola della ragione e del logos, finisce per consegnarsi spontaneamente al demagogo di turno. Vedere oggi individui che, in nome di un presunto progresso democratico, pretendono di inquisire il prossimo e di bandire l’innocente significa riscoprire la drammatica attualitΓ di quella profezia classica: la dimostrazione che lβuomo, quando sostituisce il fanatismo emotivo al diritto, non fa che ripercorrere i medesimi sentieri che da millenni trasformano le illusioni di libertΓ nei piΓΉ oscuri e dogmatici totalitarismi.
Questa rabbia che sale dinanzi al dissenso o alla semplice neutralitΓ dell’altro Γ¨ stata magistralmente codificata dal politologo Raymond Aron nel suo saggio βL’oppio degli intellettualiβ, in cui spiegava come il dogmatismo laico di stampo marxista o fascista crei un’illusione di superioritΓ etica che giustifica la violenza psicologica. Non vi Γ¨ differenza biologica nella genesi del terrore: sia il totalitarismo di destra sia quello di sinistra si nutrono dello stesso identico brodo primordiale, ovvero la pretesa di possedere la veritΓ storica assoluta. Il pensatore e sociologo conservatore Robert Nisbet, nel suo fondamentale ma spesso trascurato La comunitΓ e lo Stato, metteva in guardia contro il “totalitarismo democratico”, quella subdola transizione in cui la fede cieca in una causa distrugge le associazioni intermedie e i legami umani fondamentali, riducendo l’esistenza a una perenne militanza in cui persino un letto d’albergo diventa trincea. In Italia, questo fenomeno viene amplificato da un sistema informativo che ha ampiamente rinunciato al sano principio del contraddittorio, preferendo l’unilateralitΓ del fango mediatico e la colpevolizzazione sistematica di una sola parte del dialogo politico. In assenza di un dibattito equilibrato, la natura umana, lasciata a se stessa, inizia a fabbricare mostri dove non esistono, proiettando le proprie frustrazioni su innocenti che, per il solo fatto di essere nati sotto una determinata bandiera o all’interno di una specifica etnia, vengono decretati colpevoli fin dalla nascita. Γ il trionfo di quello che lo scrittore e saggista romeno rinfacciato alla cultura europea, EugΓ¨ne Ionesco, descriveva nella sua metafora del “rinocerontismo”: l’adesione acritica, epidemica e violenta a un’ideologia che cancella l’empatia e la logica, portando l’uomo a calpestare i propri vicini in nome di un presunto bene superiore. La storia, implacabile nella sua dialettica a lungo termine, attribuirΓ la colpa piΓΉ grave proprio a coloro che oggi fraintendono e distorcono il pensiero democratico, spacciando l’esclusione per virtΓΉ e il ricatto morale per attivismo sociale. Chi si fa scudo dei diritti universali per praticare la discriminazione selettiva non si accorge di preparare il terreno per la propria stessa sottomissione. Questa cecitΓ collettiva spinge frange consistenti della societΓ contemporanea, in particolare di una certa sinistra progressista salottiera e accademica, a patteggiare apertamente per forze e ideologie che sono strutturalmente e palesemente nemiche di ogni libertΓ , comprese quelle di chi oggi le difende. Si assiste cosΓ¬ a un cortocircuito emotivo e culturale in cui l’abbraccio romantico verso l’oppressore teocratico diventa l’ultimo rifugio di un nichilismo occidentale esausto. Γ l’eterno ritorno della “servitΓΉ volontaria” teorizzata da Γtienne de La BoΓ©tie, declinata oggi in una forma ancora piΓΉ grottesca: un’infatuazione per codici religiosi e normativi rigidi, oscurantisti e dogmatici, che se applicati cancellerebbero in un istante secoli di conquiste civili, diritti di genere e libertΓ di pensiero. Eppure, guidati da un risentimento viscerale contro la propria stessa civiltΓ e da una fame emotiva di assoluto, questi ignari militanti si fanno paladini di un inverno dello spirito, scambiando le catene di una futura, rigorosa sottomissione dogmatica per il vessillo dell’emancipazione dei popoli.

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