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Maria Grazia CarnΓ
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Dopo il 7 Ottobre nulla Γ¨ piΓΉ stato come prima, qualcosa si Γ¨ spezzato, come se un sentimento represso fosse finalmente libero di uscire e di mostrarsi dopo aver vissuto da sempre nei meandri di ogni concetto. Quel mostro dormiente che rievoca la bruttezza delle ideologie e il fraintendimento religioso, Γ¨ uscito dalla tenebra e vive il giorno. Da quel giorno si palesa senza vergogna, guardandosi attorno stranito di quanti inebetiti sarebbero stati pronti ad ascoltarlo e seguirlo.
Miriam Jaskierowicz Arman Γ¨ stata Italiana per piΓΉ di quindici anni, come prima fu viaggiatrice del mondo in quella sua ricerca del giusto che Γ¨ la vita, portando ovunque con sΓ© le sue origini Ebraiche e il suo credo, il cardine indissolubile della sua formazione culturale.
Non solo unβArtista eclettica, Arman Γ¨ una ricercatrice delle origini creative, impegnandosi da sempre come organizzatrice e promotrice di cultura. Durante la sua permanenza in Italia ha promosso mostre e conferenze, con un riguardo particolare ai giovani in etΓ scolare, per cercare di aprire menti ancora non corrotte dal mondo adulto.
Ma il contributo di Miriam Jaskierowicz Arman non risiede esclusivamente in questo, ma nel contatto con le persone, aprendo la porta di casa sua a molti interessati allβEbraismo, anche durante la celebrazione dello Shabbat e avvicinando molti alla lettura degli insegnamenti e dei precetti della Torah.
Negli anni, dopo aver scritto molti libri, dopo aver coordinato eventi, lezioni e i suoi corsi di Master a Milano per promuovere lβapproccio spirituale come strada per raggiungere gli obiettivi. Dalla pittura alla letteratura, dal bel canto che Γ¨ la culla della lirica, in Lei tutto appare intriso di un unico significato, come se ad ogni domanda sapesse trovare una sola risposta e dedicare ad essa una vita di divulgazione senza compromessi.
Una produzione senza limiti la Sua, che ad oggi appaga gli occhi nei suoi quadri, lβascolto nelle voce dei suoi studenti di canto e lo spirito con una poetica di potenza che mescola a parole delicatamente decise la flessuositΓ evocativa della musicaβ¦ passando dallβinsegnamento alla diffusione di quella memoria dellβolocausto che con ferocia si Γ¨ inchiodata nella sua memoria infantile divenendo indelebile e missione di vita, che nel Suo Concorso Nazionale di Poesia per la Shoah e la Pace βRicordare per non Dimenticare Maiβ si Γ¨ reso fulgido esempio di un messaggio, diventando internazionale ed esprimendo il dolore che la Shoah suscita tra la mente e il cuore di tutti.
Descrivere la Dott.ssa Jaskierowicz Arman Γ¨ cosa complessa e richiede tempo, una storia che non puΓ² essere racchiusa in una lista di eventi, perchΓ© la sua missione e la sua vocazione sono il frutto di una ragione che ha radici forti e protratte fino al cuore. Il Suo processo creativo spazia dalla complessitΓ alla semplicitΓ per traghettare chiunque nel vero e dar forma ad un pensiero nuovo, che tocchi tutti come un seme che azzarda nellβinsinuarsi e diventa fecondo nel dolore.
La conoscenza Γ¨ alla base dellβaccettazione e nel suo impegno con le scuole avrebbe voluto, e forse stava riuscendo, a trovare quellβinteresse che concilia le anime anche se diverse, anche se divise da origini differenti e spesso troppo lontane, per educare giovani ancora incorrotti prima che sia troppo tardi e che il mondo potesse inghiottirle nellβoblio dellβindifferenza. Un estenuante lavoro che richiedeva pratica e metodo e a cui neppure le associazioni Ebraiche si sono affiancate.
Nessun aiuto Γ¨ abbastanza per una missione tanto nobile e complessa, ma lβessere solo Γ¨ mutilante nelle azioni e mortificante nelle intenzioni, e quegli applausi che scrosciavano ad ogni nuova impresa sono diventati lenti e appena percettibili fino a scomparire.
CβΓ¨ stato quel giorno, quel 7 Ottobre dopo il quale tutto Γ¨ cambiato, un giorno che non ha mai visto lβalba e che ha trattenuto nel buio le menti semplici e gli incapaci di ascoltare se non solo il necessario.
Non nei rapporti ma nelle persone qualcosa si Γ¨ spezzato quel giorno, come se le gambe avessero deciso essere stanche, come se i pensieri si fossero addentrati oltre il limbo sottile che tratteneva la loro reale natura. Da quel giorno Γ¨ stata lβindifferenza procrastinatrice a rispondere alla voglia di fare, bocche serrate e occhi bassi hanno rubato il dialogo e sostituito i sorrisi di chi prima cβeraβ¦ forse per interesse umanistico o solo per lβegotico bisogno di sapersi giusti.
Il deserto della retorica aveva spinto le sue insipide sabbie fino a coprire ogni azione, ogni risultato e tutto quello che ancora avrebbe potuto essere, da quel giorno solo il nulla che se in principio era stato stupore, col tempo si Γ¨ tramutato nellβinferno senza dialogo. E quegli spazi prima dedicati alla conoscenza che unisce dβun tratto si sono riempiti col nulla effimero che parla con grazia e certezza di ciΓ² che non conosce.
La superficialità sa rendere il nulla una verità assoluta, e una verità condivisa un dogma. E così le frasi scorrono senza sapere, la complessità del sionismo diventa un concetto astringibile in due righe ma in grado di riempire la bocca per ore, senza mai chiedere ma tronfi delle proprie opinioni e senza mai conoscere, dalla voce vera di un Ebreo, quale sia il reale significato delle cose.
Avere una missione Γ¨ come essere innamorati, significa non poter pensare ad altro, spendersi completamente e aspettare infinitamente senza che la speranza vacilli mai. Vuole essere una pienezza non riempibile di sole parole. Sembrare incomprensibili e pazzi per coloro che non hanno avuto la fortuna di soffrire di questo. E lβAmore cresce, si espande da dentro, con la delicata prepotenza che Γ¨ linguaggio dellβAnima, una mano divina che protegge ponendo il morbido palmo protettivo a chi la prova e mostrando uno scudo di nocche a chi si Γ¨ reso cieco vivendo. Questo Γ¨ ciΓ² che pochi hanno letto in Miriam, una missione non dβamore ma che Γ¨ Amore, e che dopo quel 7 Ottobre si Γ¨ frantumata diventando assenza, un telefono diventato muto, unβabitudine che viene a mancare, un vizio che si era reso irrinunciabile.
Inutile discutere quando il mondo decide scegliendo la via piΓΉ corta. E quando il dialogo diventa provocazione, quando il silenzio vince e lβassenza parla di resa e descrive le azioni, allora ed oggi, in tutto il tempo trascorso da quel giorno dβOttobre il dialogo non ha piΓΉ meritato energia e le persone che prima ascoltavano non hanno piΓΉ meritato parole.
Per la prima volta nella Sua vita è stata sola, abbandonata, ma non in quel nulla esistenziale che molti lamentano, ma nella presenza costante di un vuoto che dichiara le proprie intenzioni e si descrive di silenzio⦠e dopo il quale nulla avrebbe potuto essere come prima.
Dopo questo, il suo saluto allβItaliche genti non Γ¨ piΓΉ un arrivederci ma un addio, un termine schietto e deciso come un pugno che scuote le coscienze, tremando fino alla terra, in basso, dove non arriva il sole e dove il senso delle parole cambia e riforma tutto quello che Γ¨ stato.
Addio Γ¨ una parola crudele, perchΓ© significa lβesserci stati. Significa guardarsi dentro e riconoscere il proprio nome appeso alle guglie di questa parola. Addio Γ¨ stringere i denti sulle vecchie abitudini e lasciarle cadere come una pelle che non ci appartiene piΓΉ.
Per Miriam Jaskierowicz Arman salutare la Calabria Γ¨ chiudere le porte allβimpulso che qui lβha trattenuta, per aprire le finestre alla brezza fresca della disciplina e alla luce che tutto illumina. PerchΓ© lβItalia e gli Italiani in lei hanno fatto correre il sangue piΓΉ velocemente, con la gentilezza dei modi e la loro promessa culturale, promessa il cui compito ha fallito in ogni domanda e delle quali risposte sono rimaste solo esclamazioni di un perchΓ©.
CβΓ¨ stata bellezza effimera nel vivere la Calabria e lβItalia, che ha sin da subito cambiato la percezione di una Donna figlia del mondo intero. Questi suoi passi sulla terra antica sono stati un passaggio, un momento, una pioggia di eventi e di persone sotto alla quale piangere e danzare, alternando emozioni, ognuno delle quali si Γ¨ poi risolta in un forse e mai in certezza.
Una collezione di βforseβ, uno dopo lβaltro per riempire i ricordi di unβItalia in cui non tornare. Rimangono solo quelli, quei forse, che ormai hanno guadagnato la medaglia del tradimento e che nonostante la natura vaga si sono erti a delusione.
Un falso amico non vale un nemico, e forse la vita diventa migliore quando nessuno sa niente di te. Forse non dovremmo accettare consigli da coloro che vivono una vita che non vorremmo vivere. Forse le persone mostrano sempre chi sono, basta osservare, basta aspettare. Forse la felicitΓ Γ¨ libertΓ e il segreto della libertΓ Γ¨ il coraggio di parlare. Forse esistere Γ¨ un susseguirsi di conflitti e il bello di esistere sta nel godersi il viaggio tra un problema risolto e un altro appena iniziato.
La Professoressa Miriam Jaskierowicz Arman ha deciso di smettere di vivere come gli altri volevano vivesse, una lezione imposta da quelle stesse persone commosse dalla grandezza ma ignave del sacrificio dietro a tutte le cose, quegli stessi che si cimentano nel fare ciΓ² che tutti fanno per distinguersi nellβassomigliare, nellβimitare una grandezza qualunque, per sentirsi diversi, aggrappandosi al pomolo di una spada brandita tra le mani di una valida guerriera.
Nella traversata della vita, ad un punto, in mezzo alle acque, non Γ¨ piΓΉ possibile tornare. Γ necessario sbarazzarsi di pesi superflui, ripulirsi di zavorre rallentanti, Γ¨ fondamentale poter trovare nuove forze per conquistare una bracciata dopo lβaltra, eliminando la convinzione di dover andare dβaccordo con chiunque. Lasciare cadere negli abissi un peso, un corpo aggrappato senza vita che trascina in basso, non significa dimenticare ma solo andare, proseguire la propria via, respirando il vento del nuovo senza che la veritΓ di altri possa distruggere le proprie illusioni.
Andare senza scappare ma per salvare, non Γ¨ una fuga, ma Γ¨ libertΓ , Γ¨ autostima e sinceritΓ . Quella gabbia di persone fatta di pensieri ed emozioni falsi, era una prigione senza muri con affaccio sul passato, senza finestre da cui guardare il destino, senza una porta dietro la quale aspettare il futuro.
In Miriam e in chi lβama il dubbio non ha forza. Quei pochi tra i tanti sceglierebbero Lei, sempre, in questa e mille vite, sopra tutti i mondi possibili, dentro ogni realtΓ plausibile, ritrovandola e cercandola dopo ogni smarrimento per sceglierla ancora, come amica, come insegnante e come Maestra di quellβArte antica che Γ¨ la vita.
Miriam Γ¨ come la sua missione, un βnome fantasticoβ, un nome amato quando arriva e amaro al saluto, Γ¨ unβoccasione persa per tutti, Miriam Γ¨ quella goccia dβazzurro che illumina tutte le altreβ¦ ed Γ¨ mare.


























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