πˆπ‹ ππ„π‘πˆπ‚πŽπ‹πŽ πƒπˆ π•πˆπ•π„π‘π„ 𝐍𝐄𝐋 ππŽπ’π‚πŽ 𝐎 πˆπ‹ π‘πˆπ’π‚π‡πˆπŽ πƒπˆ π•πˆπ•π„π‘π„ 𝐈𝐍 π‚πˆπ“π“π€β€™

 

β€œNella notte, quando dentro Γ¨ bosco, fuori lucciole sembrano lupi affamati”

La societΓ  Γ¨ una tela di ragno sui quali binari ci muoviamo in punta di piedi, cercando di restare su di un filo che vede un’unica direzione che allontana lineare, offrendo scelte giΓ  percorse da altri, solo nette, e che alla fine permettono solo un girotondo. Un mondo in cui l’atto piΓΉ rivoluzionario potrebbe essere fermarsi ad impedire il flusso senza il quale, la tela, mostrerebbe tutta la complessitΓ  dell’inutile cosa.

“Solo rendendosi conto di sΓ© le civiltΓ  crescono e poi cambiano”

Ma immaginando ogni individuo come un agglomerato di β€œio”, una frammentata e aggrovigliata matassa di quello stesso filo su cui viviamo che cambia forma, si districa e si riavvolge sempre nuova, ma composta degli stessi pezzi e che in fin dei conti rende ogni individuo ogni volta una persona diversa.

Migliaia di β€œio” assieme nella stessa persona, separati nelle idee e distinti negli atti, ma uguali a prima dell’adesso e propensi ad essere conformi in qualsiasi domani plausibile.

Questo Γ¨ l’animo umano che fa complesso uno schema banale per sentirsi all’altezza, per illudersi della propria grandiositΓ  e per non dover lottare per le idee non convenzionali.

E se davvero fossimo tutti composti della stessa sostanza, di quella stessa materia che avvolta e ingarbugliata in forme diverse concede le differenze che rendono individuo. Ed ecco allora che genitori scelgono l’isolamento di un bosco come forma di protezione ai figli da una societΓ  avvelenata, rompendo lo schema e tornando all’essenziale, nascondendosi da quella tela di ragno che Γ¨ la societΓ .

La rete in questo caso non fallisce, ma interviene, ponendo una questione di equilibrio tra autodeterminazione e responsabilitΓ  genitoriale.

Altrove, a Milano, un’aggressione nata da futili motivi, amplificata da una logica di gruppo e di visibilitΓ  social, dimostra come la violenza sia spesso un atto performativo privo di empatia. Non Γ¨ solo la vittima a essere sola, ma sono gli aggressori stessi a essere isolati da un senso di realtΓ  e responsabilitΓ , trovando nel gruppo e nell’esaltazione online l’unica forma di riconoscimento.

In un’altro dove, una donna mostra un disturbo dello spettro della personalitΓ  che viene, come sempre, ignorato o sottovalutato fino a sfociare nell’infanticidio materno. Legato ad una sorta di causa-effetto dove quegli stessi disturbi e il totale fallimento del sistema di cura e supporto hanno lasciato una madre e il suo bambino in una bolla di isolamento che prelude alla tragedia.

L’isolamento Γ¨ alla base di ogni fatto accaduto nella recente cronaca, un malanno sociale che degenera sia nella ricerca di fuga che nell’azione di lotta. Da una parte l’isolamento fisico come scelta ideologica, che perΓ² espone i figli alla solitudine sociale e forse sanitario non tutelabile, arrivando a chiedere una somma in denaro di 50000 euro a bambino per sottoporli a controlli medici… da un altro l’isolamento “da branco”, dove l’eccessiva iperconnessione e la ricerca di status sociale nel gruppo e sui social media annullano la connessione empatica con la vittima… e poi l’isolamento emotivo e psicologico che impedisce ad una madre di chiedere aiuto o di essere raggiunta da un supporto esterno, ingigantendone Il dolore fino a rompere il legame madre-figlio.

In esame vi Γ¨ la difficoltΓ  di aderire o di sfuggire a un prototipo sociale rigido, rifiutando il modello dominante in nome di un’alternativa che stride con i limiti imposti portando ad un senso di inadeguatezza generalizzata, affidandosi a standard che sostituendo la realtΓ  contribuendo a nascondere il disagio disancorando la percezione di sΓ© da quella effettiva. Un potere tanto distorto quanto irreale, dove l’affermazione di sΓ© passa attraverso meccanismi complessi per sviare la propria frustrazione, arrivando al tentativo di umiliare o annichilire l’altro, verso una forma d’odio spesso esasperata e superflua.

L’autostima si costruisce da dentro e non deve, o almeno non dovrebbe, essere ricercata negli altri. E quando l’ego chiede conferme senza precisarne i motivi o si prova un senso di disagio, insoddisfazione e invidia, o semplicemente odio immotivato, forse ci si dovrebbe porre una domanda cruciale sull’essere il problema o sull’essere la vittima di sΓ© stessi.

I tre episodi, purtroppo non isolati, che sono saliti alla cronaca come spia di un’emergenza che riguarda l’invisibilitΓ  del disagio, che si tratti di devianza giovanile priva di freni morali, di una scelta di vita radicale che mette a rischio i minori, o di una patologia mentale non intercettata, la lezione Γ¨ amara: la rete di protezione e supporto sta fallendo nel suo compito primario, quello di riconoscere e intervenire sulle fragilitΓ  umane prima che si trasformino in drammi irreparabili.

In considerazione dello stato attuale delle cose e all’evidente fallimento della repressione pulsionale e del processo di sublimazione contemporaneo di una societΓ  frammentata, l’individuo non sta riuscendo a incanalare l’energia distruttiva in modi socialmente accettabili. Il vanto sui Social Γ¨ ormai alla stregua della Thanatos che irrompe nella realtΓ , dove il gruppo riduce l’inibizione morale, permettendo all’Es (la sede delle pulsioni) di dominare, mentre l’altro (la vittima) non Γ¨ visto come un essere umano, ma come un mero ostacolo o un oggetto su cui scaricare la propria aggressivitΓ  repressa.

Il risultato di un Super-Io debole, assente o patologicamente orientato permette di non temere il giudizio o la punizione e consente al gruppo (gang o famiglia che sia) di sovrapporre i propri valori alle leggi vigenti distorcendo il vero e proiettando una colpa interiore verso l’esterno. La ragione e la mediazione con la realtΓ  si sovrappongono caoticamente creando proprie regole e sistemi di difesa estremi (vittimismo e impulso distruttivo) dove la morale deviata potrebbe arrivare a considerare un gesto violento o limitante come un atto salvifico.

Ed ecco che una Gang con la sua β€œlegge di strada”, un nucleo famigliare isolato o lo stretto rapporto madre-figlio possono rendersi l’unica libertΓ  dinnanzi ad una mente senza una via di fuga, incastrata nella semplicitΓ  di pensiero o aggredita dai mostri irreali di un basso quoziente, dimostrando che la repressione e il conflitto non si annullano, ma cambiano solo scenario.

In questa nevrosi di massa prodotta da una civiltΓ  che forse pretende troppo, repressiva senza offrire in cambio un sufficiente “premio” di felicitΓ  non riesce a sviluppare un controllo morale saldo, lasciando spazio all’aggressivitΓ  narcisistica.

β€œL’errore della civiltΓ  Γ¨ stato armare chiunque senza insegnare a costruire mura difensive”

Previous post

πŒπˆπ‘πˆπ€πŒ π‰π€π’πŠπˆπ„π‘πŽπ–πˆπ‚π™ π€π‘πŒπ€π π‹π€π’π‚πˆπ€ π‹β€™πˆπ“π€π‹πˆπ€ 𝐄 π‹π€π’π‚πˆπ€ 𝐔𝐍𝐀 π•πŽπ‘π€π†πˆππ„ 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 πˆπ“π€π‹πˆπ€ππ€

Next post

𝐋𝐀 𝐂𝐀𝐒𝐀 𝐍𝐄𝐋 ππŽπ’π‚πŽ 𝐄 πˆπ‹ π‚πŽπŒπ„ πƒπŽπ•π„π‘ π•πˆπ•π„π‘π„

Commento all'articolo